Ogni parto, è cosa nota, è un evento non facile preceduto da un travagliato periodo di gestazione. Quest'ultimo nel nostro paese si è concluso con l'avvento di un governo che ha cambiato marcia e che, pure in mezzo a mille difficoltà, sta riscrivendo dalle fondamenta gli elementi portanti della società italiana. Era fisiologico non poter più permanere in mezzo a storie vergognose che svilivano l'immagine complessiva di un popolo che porta con se tradizioni millenarie e risultati importanti a livello economico e sociale nei settori più disparati.
Un pezzo di realtà si è riappropriato dello spazio che gli era stato tolto: è finita la soap opera berlusconiana ed il paese ha ripreso contatto con la realtà durissima e devastante di una crisi che sta mietendo vittime, mettendo in difficoltà seria famiglie, lavoratori, giovani senza guardare in faccia nessuno.
La massa percepisce le misure del governo Monti come altamente impopolari, indebolenti del ceto basso, capaci di danneggiare un sistema paese già in fortissima difficoltà. Ma sarà davvero così? E' facile pensare che certe scelte impopolari vengono prese da elementi facenti parte di una catena di controllo benestante, molto lontana dalla vita reale di chi deve fare sforzi impensabili per tentare solamente di vivere o, ancor peggio, di sopravvivere.
Rieducare un quadro economico come quello italiano che è sopravvissuto a 20 e più anni di nulla totale non poteva di certo essere un'esperienza facile, breve e indolore. Non voglio con questo giustificare l'operato del governo attuale ma piuttosto farvi riflettere a ciò che han fatto i governi degli ultimi 10 anni, giusto per non portare tanto oltre i ricordi.
E' una frase delle intercettazioni relative agli scandali della lega quella dove si legge la verbalizzazione del pensiero dell'ex ministro dell'economia Tremonti che affermava di salvare il salvabile prima del crollo dell'euro (se volete leggere in merito seguite questo link ad un articolo di Repubblica.it). Peccato non vi sia traccia delle idee che Tremonti avrebbe messo in opera dopo questo crollo dell'euro dato per certo. La lira o una qualche altra forma di moneta sarebbe tornata sul suolo italico magari assieme a qualche altra moneta nordista. Tale moneta si sarebbe gettata nel caos più totale di un'europa senza timone portandoci alla grande depressione nel giro di poche settimane.
Beppe Grillo col suo movimento 5 stelle si appresta a fare il pienone di voti (cosa quasi certa e praticamente inevitabile) che porterà tanti volti nuovi nello scenario politico italiano; egli più volte si è proclamato come sostenitore del default del nostro paese, proponendo esempi di paesi in default che sono rinati e che si avviano a prospettive future solide, quali ad esempio l'Argentina. Grillo rappresenta in modo esplicito tutto il malcontento del popolo italiano, me compreso. Ma con un minimo di lungimiranza mi domando se lui e le persone che condividono il progetto del suo movimento siano anche in grado di rispondere alla comunità internazionale se un giorno saranno alla guida di questo paese. Il primo giorno in cui Grillo passerà alla guida del paese dovrà passare dalla rabbia ai fatti, scontrandosi con scenari che nella sua carriera di comico e ora di leader di un movimento non avrà mai avuto modo di affrontare. Cavalcare il malcontento diffuso e cresciuto in anni di disprezzo da parte della politica per la gente comune è un trend di facile successo e di certo riscontro. Non vorrei però che il paese si accorgesse, dopo tanti anni di disgrazie, che i problemi non sono ancora finiti se affidasse esclusivamente a queste persone la propria guida.
Piuttosto vedrai di buon grado la presenza di un movimento come Grillo per bilanciare l'operato di persone tecniche competenti e per garantire in modo continuativo attività limpide, regolari, mediandole col buon senso e le esigenze reali di persone comuni, nuove e vicine allo spirito di una politica sana.
Chiunque vuole continuare a cavalcare l'onda del populismo deve prepararsi ad affrontare altri gravi e pesanti fallimenti; sopratutto deve domandarsi se l'Italia sia ancora un paese che ama il populismo della deriva dopo aver visto lo scandalo della lega, dopo aver subito il declino di un leader che considerava l'Italia come un paese di benestanti dove era in corso una crisi psicologica alimentata dai giornali: solo la vecchia Italia vorrebbe ancora populismo in grado di farla sentir bene.
Il populismo è una sorta di droga a basso costo la cui assefuazione svela danni difficilmente riparabili se non con sacrifici enormi. La crisi che viviamo è di stampo europeo: il populismo che tanto abbiamo amato però la ha resa forse 1000 volte più grave e acuta. La cura ora non può essere dolce e altro populismo non può che allontanare la salvezza.
Io sogno per il mio paese una grande democrazia di stampo europeo, una via di mezzo tra la tradizione francese e il rigore tedesco, mitigate dall'innovazione di un popolo unico, indivisibile e pieno di grandi speranze e operosità: è il popolo di un paese nuovo che non vuole più vendersi al miglior offerente per essere guidato negli anni avvenire. Questo nuovo paese è la nuova Italia e i mesi travagliati della sua prima infanzia sono iniziati da poco. E' troppo presto per capire quale sarà il carattere con cui crescerà ma è certo che sarà un carattere mediato dagli errori del passato, dalle grandi sofferenze attuali e dai reali bisogni del popolo che da vita ed anima questo paese meraviglioso ogni giorno.

